Museo di San Caprasio


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La Via Francigena

La Via Francigena è un itinerario che appartiene alla storia, una via maestra percorsa in passato da migliaia di pellegrini in viaggio per Roma.
La storia narra che fu Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, recandosi a Roma in visita al Papa Giovanni XV, a segnare l’inizio del cammino, noto come Via Francigena, determinando la nascita di uno dei più importanti itinerari di pellegrinaggio...


Storia e origini

Attraverso quali percorsi gli antichi pellegrini giungevano a Roma, altera Jerusalem? Fra i numerosi percorsi “romei” che da varie parti d’Europa e d’Italia raggiungevano la capitale della cristianità, uno dei più anticamente documentati è l’itinerario detto "Via Francigena” o via “francesca”, via, cioè, proveniente dalla Francia. La sua origine risale all’età longobarda: quando infatti i Longobardi nel sec. VI stabilirono il proprio dominio sull’Italia settentrionale e centro-meridionale, creando un regno con capitale Pavia, si trovarono costretti, per raggiungere i propri ducati al di là dell’Appennino, a cercare un percorso sicuro, lontano dagli itinerari romagnoli e liguri, di origine romana e certamente più comodi ma ormai controllati dai bizantini, i loro nemici irriducibili.

Diedero così impulso al percorso di Monte Bardone (‘Mons Langobardorum’), fra Fornovo, Berceto e Pontremoli, corrispondente grosso modo all’attuale passo della Cisa, attraverso cui raggiungere l’antico scalo marittimo di Luni, alla foce del Magra, e la Tuscia. Quando poi ai Longobardi subentrarono i Franchi, il percorso venne ampliato e consolidato in direzione della Francia (da cui il nome di “francigena”, attestato per la prima volta, non a caso, in documenti di questo periodo) e in direzione di Roma e del papato, che in Carlo Magno e nei Franchi aveva trovato preziosi alleati. Probabilmente fu allora che, con il consolidarsi dei traffici in direzione nord-sud, prese deciso impulso anche il pellegrinaggio verso i luoghi sacri della Città Eterna. Va sempre ricordato, però, che non si trattava propriamente di “una” strada ma di un’”area-strada”, di un insieme di percorsi usati in tempi diversi e forse con funzione diversa, a seconda dei tipi di traffico e delle vicende politiche, topografiche e climatiche delle varie zone.
Non una sola Francigena, dunque, ma “tante” Francigene, confluenti tra di loro in alcuni punti nodali.

Il tracciato della Via Francigena

I più frequentati valichi “francigeni” attraverso le Alpi erano il Monginevro e il Moncenisio, confluenti, nel versante italiano, nel nodo viario di Susa. Altri punti di accesso erano il Grande e il Piccolo S. Bernardo, il cui sbocco sul versante italiano è la valle d’Aosta. Fra tutti questi valichi, uno dei più frequentati dai pellegrini fu certamente quello del Moncenisio, il cui percorso di accesso all’Italia è segnato dall’antichissima abbazia di Novalesa e dalla Sacra di S. Michele, sorta nelle vicinanze del luogo che vide l’esercito di Carlo Magno aggirare a sorpresa lo sbarramento posto dall’esercito di Adelchi, figlio di Desiderio, ultimo re longobardo, di manzoniana memoria.

Altre tappe fondamentali furono Pavia, ex capitale longobarda, Piacenza, nodo viario importantissimo, Fidenza, punto di snodo fra i percorsi di pianura e il valico di Monte Bardone, e sul tratto appenninico, le città di Fornovo e di Berceto. Al di là degli Appennini, il percorso toccava Pontremoli e Luni. La decadenza del porto di Luni, avvenuta a partire dal sec. VIII, portò allo sviluppo di Sarzana, di Massa e Pietrasanta, che, collocate lungo l’antica direttrice della via consolare Aurelia, divennero punti fondamentali del transito francigeno.
Dopo Pietrasanta, lasciata la zona costiera, insicura a causa delle incursioni piratesche, il percorso più frequentato toccava Camaiore, Lucca, Altopascio, splendido esempio di centro di assistenza ed ospitalità tra i meglio organizzati dell’Europa medioevale.
Dopo Altopascio, il tracciato della Francigena toccava la Val d’Elsa e Siena.
Da lì si innestava sulla Cassia romana, toccando Acquapendente, Bolsena, Montefiascone, Viterbo, Capranica, Sutri, Monterosi. Alla Storta, nei pressi di Roma, i pellegrini preferivano lasciare la Cassia, che attraversava zone malsane e pericolose, per seguire l’antica Via Triumphalis ed arrivavano al Vaticano dal monte Mario, detto Mons Gaudii (‘monte della gioia’).
L’accesso al piazzale della basilica di S. Pietro avveniva dal lato destro, dalla via del Pellegrino e dalla Porta Sancti Pellegrini lungo un tratto di strada che, non a caso, venne a lungo chiamato “ruga francisca” ‘strada dei francesi’.

La Via Francigena "Strada d'Europa"

La Via Francigena, arteria di traffici e di pellegrinaggio, divenne una via di collegamento importantissima fra il nord e il sud Europa e un fecondo terreno di scambio culturale. Monumenti e tesori d’arte arricchirono i principali centri del percorso: cattedrali splendide, come quelle di Lucca, di Sarzana o di Fidenza, chiese dove si custodivano preziose reliquie connesse al pellegrinaggio, come quella proveniente, secondo la tradizione, dal pretorio di Gerusalemme custodita nella cripta della Cattedrale del Santo Sepolcro di Acquapendente o come il misterioso Volto Santo di Lucca, prefigurazione della Veronica romana.
Lungo il percorso sorsero santuari e oratori dedicati ai santi protettori del cammino, come Giacomo, Cristoforo, Michele arcangelo, Donnino, o, più tardi, Rocco. Miracoli strepitosi accaddero lungo la Francigena, come quello di Bolsena che, avvenuto nel sacello della martire Cristina, riportò alla fede un sacerdote dubbioso, anch’egli pellegrino a Roma, e diede alla Chiesa la festa del Corpus Domini. Sulla Francigena, come sul Cammino di Santiago, si è fatta la comune civiltà europea. Per queste ragioni nel 1994 il Consiglio d’Europa ha riconosciuto alla Via Francigena la dignità di “Itinerario Culturale Europeo”, al pari del Cammino di Santiago diretto alla tomba dell’apostolo Giacomo, difensore della cristianità.

testo a cura dell'Associazione Culturale Jubilantes



Il tratto della Via Frangigena da Pontremoli ad Aulla



Mansio XXXI di Pontremoli (Puntremel) e mansio XXX di Aulla (Aguilla) dell’itinerario di Sigerico.
Lunghezza: Km 27 Tempo di percorrenza: 6-7 ore Difficoltà: media Tipo di percorso: SS 62, strade provinciali e comunali con tratti di sterrate e sentieri. Dislivelli: + 300 m -900 m Segnaletica:Prevalentemente assente. Alcuni cartelli della Via Francigena (VF), cartelli del Trekking Lunigiana (TL).

Descrizione del percorso: Da Pontremoli ad Aulla, il tracciato principale della Via Francigena si snoda sul versante sinistro del fiume Magra. Da Piazza Duomo si procede verso Piazza della Repubblica, via Armani e via Cavour. Si gira a sinistra in via Cavour prima di arrivare alla torre dei Seratti, superando il Magra sul ponte di Nostra Donna. Proseguendo a destra, si imboccano via Mazzini e via Malaspina fino alla porta Fiorentina e alla La chiesa di San Pietro, dove è custodito il labirinto, scolpito in pietra arenaria, simbolo del pellegrinaggio. Usciti da Pontremoli dal borgo dell’Annunziata, si continua, un po’ scomodamente per 4 Km circa lungo la SS62. Prima di Scorcetoli, sulla sinistra, si seguono le chiare indicazioni della Via Francigena, che lungo una strada sterrata portano in vista del paese, riconoscibile dal campanile della chiesa di Sant'Andrea. Si sbuca sulla SP35 e si gira a sinistra, si supera in salita la frazione di Canale, dominata da una casa torre e si giunge al suggestivo borgo di Ponticello, con imponenti case torri, passaggi voltati e case in pietra. Uscendo dal borgo si continua fino alla fine della strada sterrata e si prende a sinistra per una comoda mulattiera che in mezzo al bosco porta fino alla frazione di Migliarina a Filattiera, oltre il viadotto della ferrovia. Si attraversa la SS62 seguendo le indicazioni e si gira a sinistra. Questo tratto della Via Francigena non è molto chiaro, bisogna proseguire diritti per un sentiero quasi inesistente, girare a destra e quindi a sinistra nei pressi di una casa. Arrivati ad una strada asfaltata che porta verso il fiume, si gira a destra (non ci sono segnalazioni, se si gira a sinistra si torna sulla SS62) e quindi si seguono i cartelli a sinistra che portano velocemente e in pianura fino alla , millenario esempio del romanico in Lunigiana. Quindi si comincia a salire verso il borgo alto. Dopo il castello, si entra in piazza. Nel vicino borgo di Co’ si trovava l’ospedale di San Giacomo, oggi casa privata, il cui portale riporta l'effige del Santo. Ritornando in piazza, si prende poi il borgo di Mezzo che porta all'uscita del paese, dove si trovano la torre e la chiesetta romanica con la stele di Leodgar. Dalla collina di San Giorgio, si scende lungo una breve strada dalla porta di uscita del borgo che porta fino in località Ponte di Sotto. Si sale ora verso la piccola chiesa di Pizzo Mogano e si continua verso la valle del torrente Monia verso Mocrone e Filetto. Da qui ci si dirige seguendo i cartelli fino a Villafranca in Lunigiana, sede nell'antichità di un importante luogo di pedaggio posto del castello di Malnido. Dal borgo vecchio di Villafranca, oltre il torrente Bagnone nei pressi del Museo Etnografico, si sale verso Virgoletta e da qua verso Fornoli evitando la trafficata strada statale delle Cisa nella valle del torrente Carpena. Nei pressi di Fornoli si trova la chiesa di Santa Maria di Groppofosco, non più raggiungibile a causa del cantiere per il raddoppio della ferrovia pontremolese, dove giungeva la variante della Francigena che scendeva da Luosuolo. Seguendo invece i cartelli si procede per Terrarossa, l’antica rubra bizantina, dominata dal castello Malaspina, oggi convertito a sede di congressi e ostello per gruppi di almeno 15 persone. Superati i torrenti Civiglia e Taverone lungo la statale della Cisa si entra nel centro di Aulla in meno di 3 km, antico nodo viario di percorsi secondari provenienti da Linari, odierno Lagastrello, dall'Ospedalaccio, accanto all’attuale passo del Cerreto e da Tea, nei pressi del passo dei Carpinelli. Attenzione: la SS62 della Cisa è molto pericolosa tra Villafranca e Aulla.
La variante di destra della Via Francigena in questa tappa, si prende all'altezza della chiesa della SS. Annunziata, dove si supera il ponte sul Magra e si prosegue lungo la strada asfaltata per Saliceto, accanto alla
pieve romanica di Urceola e si continua oltre il casello dell’autostrada di Pontremoli lungo la strada carrozzabile poco trafficata. Arrivati a Teglia, al bivio dopo una pizzeria si prosegue a sinistra oltrepassando il torrente Teglia, seguendo la strada principale asfaltata fino a Villafranca. Da qui, si può salire per Lusuolo, si entra nel paese con accanto il castello e si esce al lato opposto, scendendo da una scalinata e prendendo una sterrata che scende verso la campagna e si incrocia a una strada asfaltata che si prende a sinistra. Costeggiando l’autostrada si arriva quindi a Barbarasco, dove si procede lungo la strada asfaltata fino a Terrarossa e la SS della Cisa. Questo ultimo tratto è piuttosto pericoloso.

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